Ogni rumore articolare non corrisponde necessariamente a una patologia o richiede un trattamento, significa però che qualcosa nella dinamica dell’articolazione temporo-mandibolare può essersi modificato e che il significato di quel segnale deve essere interpretato all’interno del quadro complessivo del paziente.

Particolare attenzione va posta quando il click è frequente, compare da tempo, cambia nel corso dei mesi oppure si associa a dolore, limitazione dei movimenti
o episodi in cui la mandibola sembra bloccarsi.
Ma non sempre i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare si manifestano con un dolore localizzato alla bocca o alla mandibola. In alcuni pazienti il quadro può comprendere anche cefalee, tensioni muscolari, cervicalgie o altri sintomi riferiti in distretti apparentemente lontani dall’articolazione.
È proprio per questo che un sintomo non dovrebbe essere valutato isolatamente.

Quali segnali meritano attenzione

È opportuno approfondire il quadro quando il click mandibolare persiste nel tempo, aumenta o modifica le proprie caratteristiche.
Lo stesso vale quando compaiono dolore davanti all’orecchio o alla mandibola, affaticamento durante la masticazione, difficoltà nell’apertura della bocca, deviazioni evidenti del movimento o episodi di blocco.
Anche serramento e digrignamento dei denti, tensioni persistenti dei muscoli del viso, cefalee ricorrenti o cervicalgie possono rappresentare informazioni importanti nella ricostruzione del quadro clinico.
Il singolo sintomo, preso da solo, raramente è sufficiente per arrivare a una diagnosi. È la relazione tra i diversi segni, la loro evoluzione nel tempo e la storia del paziente a permettere di comprendere meglio cosa stia accadendo.

Cosa accade quando compare un click mandibolare

L’articolazione temporo-mandibolare, o ATM, collega la mandibola al cranio ed è coinvolta continuamente durante la masticazione, la deglutizione, la fonazione e tutti i movimenti della bocca.
Al suo interno è presente un disco articolare che accompagna il movimento del condilo mandibolare.
Quando il rapporto tra queste strutture si modifica, il movimento può perdere parte della propria coordinazione fisiologica. In alcune condizioni il disco può trovarsi in una posizione differente rispetto al condilo e, durante l’apertura o la chiusura della bocca, il passaggio tra queste strutture può produrre il caratteristico click.
Il rumore articolare, quindi, non è semplicemente un suono da considerare in modo isolato. È un segno clinico che racconta qualcosa del movimento dell’articolazione.
La sua presenza non implica automaticamente la necessità di una terapia, ma soprattutto quando è persistente merita di essere osservata insieme alla mobilità mandibolare, all’occlusione, alla muscolatura e agli eventuali altri sintomi presenti.
Anche la tipologia del rumore fornisce informazioni differenti. Un click netto ha caratteristiche diverse rispetto a un crepitio o a uno scroscio più diffuso, che può essere associato a modificazioni delle superfici articolari. È inoltre importante valutare l’evoluzione nel tempo. 

Un click presente per mesi che improvvisamente scompare non rappresenta necessariamente un miglioramento, soprattutto se contemporaneamente compare una maggiore difficoltà ad aprire la bocca o una sensazione di blocco.

Perché possono comparire i disturbi temporo-mandibolari?

I disturbi temporo-mandibolari sono frequentemente multifattoriali e non possono essere ricondotti automaticamente a una sola causa.
Durante la valutazione vengono quindi analizzati diversi elementi, tra cui il funzionamento dell’articolazione, l’attività della muscolatura masticatoria, l’occlusione, eventuali abitudini di serramento o digrignamento, precedenti traumi e caratteristiche individuali.
Quando il quadro lo richiede viene considerato anche il distretto craniocervicale, perché la mandibola non è un elemento indipendente dal resto delle strutture con cui interagisce.
Il compito dello specialista è ricostruire queste relazioni e comprendere quali componenti abbiano un ruolo significativo nello specifico paziente.

Quando la mandibola si blocca

Il blocco mandibolare può manifestarsi con una difficoltà improvvisa o progressiva ad aprire completamente la bocca e, più raramente, con una difficoltà nella chiusura.
Durante il movimento può inoltre essere visibile una deviazione della mandibola verso un lato.
In alcuni casi questa limitazione può essere collegata alla posizione del disco articolare, che non riesce più a recuperare correttamente il proprio rapporto
con il condilo durante il movimento.
Un episodio occasionale e rapidamente risolto ha un significato diverso rispetto a blocchi che iniziano a ripetersi o diventano persistenti.
Quando il fenomeno si presenta più volte è importante comprenderne la causa, senza limitarsi ad aspettare che il movimento ritorni spontaneamente normale.

Non sempre il sintomo si trova dove nasce il problema

Uno degli aspetti più importanti nella valutazione gnatologica è comprendere che il distretto temporo-mandibolare non lavora in isolamento.
L’ATM, la muscolatura masticatoria e il distretto cranio-cervicale fanno parte di un sistema funzionale complesso. Per questo il paziente può presentarsi con un dolore evidente alla mandibola, ma può anche riferire sintomi apparentemente più lontani dalla bocca.
Cefalee ricorrenti, tensioni muscolari, cervicalgie e, in alcuni quadri, sintomi come vertigini o disturbi riferiti nella regione auricolare possono comparire contemporaneamente a una problematica temporo-mandibolare.
Questo non significa che tali sintomi abbiano sempre origine dall’ATM. Cefalea, cervicalgia o vertigini possono avere numerose cause differenti ed è proprio per questo che è importante una diagnosi differenziale accurata.
L’obiettivo della valutazione è stabilire se e in quale misura il sistema craniomandibolare possa partecipare al quadro sintomatologico del singolo paziente, evitando sia di sottovalutare una possibile relazione sia di attribuire automaticamente alla bocca sintomi che potrebbero avere un’altra origine.

Come si svolge una diagnosi gnatologica avanzata

Una valutazione gnatologica approfondita non parte esclusivamente dal punto in cui il paziente avverte dolore.
L’anamnesi permette innanzitutto di ricostruire la storia clinica, comprendere quando sono comparsi i sintomi, come si sono modificati nel tempo, se sono
presenti precedenti traumi e se esistono abitudini o condizioni che possono influenzare il funzionamento mandibolare.
Segue l’esame dell’articolazione temporo-mandibolare e della muscolatura.
Vengono osservati l’ampiezza dell’apertura della bocca, la traiettoria della mandibola, la simmetria del movimento, la presenza di rumori articolari e di eventuali limitazioni.
La valutazione comprende inoltre lo studio dell’occlusione e del modo in cui la mandibola si muove rispetto alle arcate dentarie. Quando necessario, il quadro clinico può essere integrato con esami strumentali e diagnostici utili a documentare in maniera più approfondita il funzionamento del sistema.
L’obiettivo è arrivare a una diagnosi differenziale che permetta di comprendere quanto del problema sia riconducibile alla componente articolare, muscolare, occlusale o all’interazione tra più fattori.

Perché è importante una visione multidisciplinare

Quando la sintomatologia coinvolge più distretti, la valutazione non può fermarsi alla sola articolazione.
Una cefalea non è necessariamente un problema gnatologico. Una cervicalgia non nasce automaticamente dalla mandibola e una vertigine può avere origini molto differenti.
Allo stesso tempo, escludere a priori il possibile coinvolgimento del sistema cranio-mandibolare può portare a osservare soltanto una parte del quadro.
Per questo, quando necessario, la gnatologia può integrarsi con altre competenze mediche e riabilitative. Il confronto con fisioterapisti, posturologi otorinolaringoiatri e altri specialisti permette di costruire una diagnosi più completa e di distinguere meglio l’origine dei diversi sintomi.
È questa lettura complessiva che consente di individuare il percorso terapeutico più appropriato, evitando di trattare separatamente sintomi che possono far parte dello stesso quadro clinico.

Cosa evitare in presenza di click, dolore o blocchi mandibolari

Un rumore che persiste nel tempo o un blocco che si ripete non dovrebbe essere ignorato semplicemente perché il dolore è assente o sopportabile.
È inoltre sconsigliato provocare volontariamente lo scatto della mandibola nel tentativo di liberare l’articolazione o ridurre una sensazione di tensione.
Allo stesso modo, dispositivi generici utilizzati senza una diagnosi o terapie sintomatiche protratte nel tempo possono mascherare il problema senza
chiarirne l’origine.
Prima di impostare un trattamento è necessario comprendere quale sia il meccanismo coinvolto.
Nella maggior parte dei disturbi temporo-mandibolari l’approccio iniziale privilegia strategie conservative e reversibili, ma la scelta terapeutica deve sempre partire dalla diagnosi e non dal singolo sintomo.

Domande frequenti

Se la mandibola fa click ma non sento dolore, devo preoccuparmi?
L’assenza di dolore non significa necessariamente che il rumore debba essere ignorato. Un click può essere espressione di una modifica della dinamica articolare. Il suo significato dipende dalla frequenza, dalla durata, dalle caratteristiche del movimento mandibolare e dall’eventuale presenza di altri
segni clinici. Una valutazione permette di capire se sia sufficiente monitorarlo o se siano necessari ulteriori approfondimenti.

Un problema dell’ATM può dare sintomi lontani dalla mandibola?
Nel quadro dei disturbi temporo-mandibolari possono essere presenti anche cefalea, cervicalgia, tensioni muscolari e, in alcuni pazienti, sintomi come vertigini o disturbi riferiti nella regione auricolare. Poiché questi sintomi possono avere molte altre origini, è fondamentale valutarli attraverso una corretta diagnosi differenziale.

Se il click scompare significa che l’articolazione è migliorata?
Non necessariamente. Se il rumore scompare ma contemporaneamente si riduce l’apertura della bocca o compaiono rigidità e blocchi, è opportuno effettuare una valutazione dell’articolazione.

I disturbi temporo-mandibolari richiedono sempre un intervento chirurgico?
No. La maggior parte dei quadri viene affrontata inizialmente attraverso approcci conservativi e reversibili. La terapia viene definita in funzione della diagnosi e delle caratteristiche specifiche del paziente.